Quello che state per leggere ricorda un po' i racconti del Barone di Munchausen. Ma, affé mia, è vero. E sono pronto a sfidare a duello chiunque osi sostenere il contrario!
Ora scusate, ma devo prendere la palla di cannone delle 11.40 per Istanbul.
A presto.
Seconda prova scritta del Master di editoria.
L’ultima parte del compito è la correzione di una finta traduzione dall’inglese, traboccante di errori. Non si ha a disposizione l’originale, bisogna ricostruirlo a partire dagli errori. Un gioco divertente, visto che il testo è un breve finto racconto di Sam Spade in puro stile “scuola dei duri”. Tanto che io lascio tutti i dialoghi al “voi”, pronto a difendere la mia scelta a spada tratta davanti alla commissione. La frase finale è “siete un fantoccio tenace”. Io ci penso un po’ su, poi scrivo che secondo me in originale c’era scritto “tough guy”.
Tre giorni dopo, sono davanti alla commissione.
Eco è spaparanzato più o meno come lo avevo immaginato. Tipo Jabba the Hut.
Ha in mano la stampata dei miei esercizi, li sta scorrendo a voce alta.
A un certo punto si interrompe.
“Ah!” dice. “Lei è stato l’unico a capire che ‘fantoccio tenace’ era in originale ‘tough guy’! Dopo tutta la fatica che avevo fatto per congegnare quell’errore, cercando un vocabolario che registrasse qualche traduzione inconsueta di ‘guy’”.
Gonfio la ruota come un pavone. Mi trasformo in Martin Mystère, prendo fiato e dico:
“Sì, ho pensato che ‘fantoccio’ poteva essere ‘guy’ perché deriva dall’uso di bruciare l’effige di Guy Fawkes [l’anarchico che cercò di far saltare in aria il Parlamento inglese nella Congiura delle Polveri, la cui maschera è utilizzata nel fumetto V for Vendetta di Alan Moore e David Lloyd], per l’appunto un fantoccio”.
“Ah” dice Eco. “Si riferisce alla congiura delle Polveri? Non ci avevo mai pensato”.
Ecco. Se il 21 settembre, attorno alle 19 avete sentito come un bang supersonico era il mio ego che si espandeva fino ai confini più estremi della galassia. Cazzo, ho iniziato a ripetermi nella mente tipo mantra, ho spiegato a Umberto Eco qualcosa che non sapeva. Ho spiegato a Umberto Eco qualcosa che non sapeva. (O che non ricordava, chissà). Non dovrò più raccontare la storiella stupida di quella volta che lui mi aveva fatto una domanda e io avevo saputo rispondere (lavoravo in segreteria in università, la domanda era “Queste sono le domande d’ammissione a Scienze della Comunicazione?”).
Un altro professore dice qualcosa del tipo “beh, a questo punto potremmo anche già avere finito”, l’atmosfera si scioglie e io mi rilasso.
Esco con il cervello che urla tipo il cantante dei Deep Purple in Made in Japan.
Ora, la domanda è: io ho fatto bella figura grazie ad Alan Moore. Se non avessi mai letto V for Vendetta forse non avrei mai cercato notizie su Guy Fawkes su Wikipedia. Devo quindi convertirmi anch’io al culto di Glicone, il dio-serpente di origine macedone venerato dal geniale sceneggiatore inglese?
a.



