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Nipresa random




It's been fourteen years of silence...
giovedì, 24 novembre 2005

14 anni dalla morte di Freddie Mercury. All’epoca avevo 12 anni e avevo appena iniziato ad ascoltare i Queen. Ricordo un pomeriggio passato davanti a Videomusic pronto a registrare tutto quello che passava.
Per non cadere nella più squallida retorica, vi propongo un viaggio sulla faccia nascosta del pianeta Queen. Conosciamo tutti i due Greatest Hits (come? Ce n’è un terzo? No, non mi pare affatto…), dischi che non possono mancare in una qualsiasi macchina. Come scrivevano Neil Gaiman e Terry Pratchett nel loro Good Omens, lasciate per troppo tempo una cassetta in macchina e si trasformerà in un Greatest Hits dei Queen. Ma in pochi sanno che i frutti più gustosi del quartetto inglese non si trovano tra quei solchi. Assolutamente. Dovete andarli a cercare da altre parti. Nascosti nei dischi, in mezzo ai singoli di successo. Fuori dalla scaletta del funesto “Live at Wembley”, prestazione mediocre pesantemente rimaneggiata in studio (ma il dvd resta mostruoso. Vedere come Freddie tiene in mano Wembley è uno spettacolo commovente).
Quella che segue è dunque una playlist che cerca di pescare un po’ da tutti i dischi del gruppo, dall’esordio fino al postumo “Made in Heaven” (mamma mia che titolo di cattivo gusto).
Ora che abbiamo addestrato i muli a portarci la musica e i film che interessano, non dovrebbe essere un problema procurarvi questa modesta e parziale selezione di brani. O gli interi dischi. C’è tanta di quella roba, specie nei primi cinque, da impazzirci!


Keep Yourself Alive: ovvero, cominciare dall’inizio è sempre meglio. La prima canzone del primo disco. Gran lavoro di Brian May alla chitarra, melodie accattivanti, assolo di batteria. Il manifesto per una via pop all’hard rock, in una manciata di minuti. (Queen I)

March of the Black Queen: IL capolavoro dei Queen. Intrecci di voci, intrecci tra pianoforte e chitarra, cori melodrammatici, hard rock, cambi di tempo e di tonalità, immaginario goticheggiante e romantico che pare uscito da una storia di Gaiman. Da antologia l’aggressiva parte vocale di Roger Taylor. Narra la leggenda che il nastro di questo disco venne sovrainciso talmente tante di quelle volte da diventare trasparente. (Queen II)

Stone Cold Crazy: una sfuriata rock assurdamente veloce, con un riff devastante al punto che anni dopo verrà coverizzata dai Metallica praticamente senza cambiare una virgola. Uno dei brani più pesanti mai composti da Mercury. (Sheer Heart Attack)

Death on Two Legs: i Queen avevano un manager che fregò loro una barcata di soldi. Loro, in discreto anticipo su invettive simili dei Sex Pistols, gli dedicarono questa simpatica canzoncina dove, tra le altre cose, gli suggerivano di suicidarsi. A parte il ritornello, credo che non ci sia un singola parte della canzone che si ripeta due volte. Il risultato è forse un po’ slegato, ma affascinante. (A Night at the Opera)

Take my Breath Away: una ballata barocca condotta dal pianoforte, monumento alle capacità di interprete di Mercury, che dà sfogo a tutto il suo repertorio di virtuosismi vocali. Ultra arrangiata, ultra prodotta, melodrammatica e romantica fino all’eccesso, un manifesto della pomposità delle composizioni del gruppo. Ma con in sottofondo una punta di ironia (i cori all’inizio fanno “Yu-uhu”, tanto per dire). Brian May ci mette del suo e a furia di sovraincisioni fa suonare la sua chitarra come un quartetto d’archi. Un capolavoro. (A Day At The Races)

Mustapha: la canzone più assurda che i Queen abbiano mai composto. Un canto da mezzuin elettrificato. I Queen fanno rockeggiare la casbah ben prima (e molto meglio) dei Clash. Sarei curioso di sentirla rifatta dai System Of A Down. Prima o poi mi procurerà quei filmati degli addestramenti di Al Qaida e la metterò come colonna sonora. (Jazz)

It’s Late: dramma in più parti (al punto che il testo è diviso in “scene”), una lunga cavalcata rock-blues nella fine di un amore. A parte un testo un po’ del cazzo, May e Mercury funzionano come una persona sola e si divertono da matti (come in tutto il disco) a fare gli americani. Uno dei brani più ingiustamente dimenticati della loro produzione, essenziale negli arrangiamenti e impreziosito da un ottimo coro a più voci nel ritornello. (New Of The World)

Need Your Loving Tonight: a volte, le “canzoncine” riservano grandi sorprese. O sono semplicemente piacevoli. In meno di tre minuti, John Deacon confeziona un gioiellino di rock a cuor leggero, che va dritto al punto senza perdere tempo. E già che sono i Queen, ci infilano in mezzo pure un gran pezzo solo vocale, tanto per gradire. (The Game)

Dancer: ovvero, quando Mercury cercò di convincere i Queen a buttarsi nella disco music, con appena cinque anni di ritardo sul botto. Questa canzone, scritta da May, è forse la migliore (su disco) di quel malsano esperimento. Un ritmo elementare, atmosfera notturna e viziosa, bel lavoro di chitarra, Mercury che gioca con i registri (all’epoca aveva iniziato a fumare per rendere più scura e rock la voce, cercando, pare un timbro alla Paul Rodgers, ovvero il cantante dei Free e dei Bad Company scelto da Taylor e May per il tour di quest’anno) e il tutto risulta all’altezza. Per la serie “e ora qualcosa di completamente diverso!”. (Hot Space)

 

Machines: ovvero “giochiamo a fare gli elettronici!”. Un’altra canzone stranina, in cui i sintetizzatori (entrati da poco nel suono del gruppo, dopo anni di ostracismo) duettano con le voci robotiche delle macchine che vogliono sostituire l’umanità. Sì, negli anni Ottanta i Queen avevano un po’ perso la bussola e andavano un po’ da tutte le parti. Questa è una delle più interessanti escursioni del periodo, una ricerca nell’elettronica un po’ più spinta di quella di “Radio Gaga”. (The Works)

Gimme The Prize: galvanizzato dall’idea di comporre per il film “Highlander” e dall’esplosione del metal di quegli anni, Brian May se ne esce con la canzone più strettamente metal tra quelle del gruppo. Non a caso, nel film viene usata come tema del cattivo. Mercury (che pare non volesse cantarla) tira fuori una voce della Madonna, gli altri lavorano alla grande e il risultato è ottimo. Pacchianissimi gli inserti di dialoghi ed effetti sonori del film e kitsch allo stato puro l’assolo “cornamusesco” di chitarra. (A Kind Of Magic)

Was It All Worth It: in mezzo all’affresco pop di “The Miracle”, questo brano è solo una figura sullo sfondo, a prima vista. In realtà è il miglior brano del disco, quello in cui più si respira l’aria dei primi anni del gruppo. Ancora una volta, è farina del sacco di May, che se ne esce con un riff semplice ma efficace che introduce un brano travolgente sul senso della vita rock and roll, reso ancora più drammatico dal fatto che Freddie si chiede se ne sia valsa la pena quando già gli è stato diagnosticato l’AIDS. Toccante. Per certi versi molto più dell’eccessivamente drammatica “The Show Must Go On”. (The Miracle)

Bijou: una canzone al contrario. Solitamente le canzoni sono cantate, per la maggior parte. E poi hanno un assolo strumentale nella parte centrale. Qua i ruoli si invertono. Su un tappeto di tastiere, Brian May tesse il suo assolo. Poi, a metà, è Freddie Mercury a intervenire cantando un breve testo dedicato a uno dei suoi gatti. Finale nuovamente di chitarra. Un gioiellino di composizione. (Innuendo)

Mother Love: e qui siamo alla fine. Sul serio. Di Mercury è rimasta solo la voce, ormai. E la usa come sa fare in questa canzone in cui implora il ritorno all’utero materno. Che la canzone sia tronca lo dimostra il fatto che a un certo punto intervenga May alla voce. Bella l’idea di inserire nella canzone un montaggio di frammenti audio che va a ritroso dai concerti di Wembley fino a “Goin’ Back” (cover registrata dai Queen agli inizi della carriera, con il nome Larry Lurex) per concludersi con i vagiti di un bambino. (Made in Heaven)

commenti (27)


Commenti
#1    24 Novembre 2005 - 17:21
 
I Queen erano fenomenali!!! Le tutine di Freddie Mercury meno... -.-' Puzzadilaguna
utente anonimo

#2    24 Novembre 2005 - 17:51
 
Apprezzo i brani che hai citato fino a Mustapha compresa, gli altri mi vanno dall'indifferenza al vomito. Come i Queen in generale, ottimo gruppo fino a Jazz compreso che poi ha fatto una catasta di troiai in seguito. Ci sono affezionato di fondo perche' sono stati il primo gruppo rock che ho seguito sul serio (terza media, The Miracle uscito da un bel po', Innuendo sarebbe uscito dopo un bel po'); poi pero', basta - mi hanno abbondantemente tritato le scatole (fermo restando, ripeto, che fino a Jazz erano grandi).
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#3    24 Novembre 2005 - 20:56
 
no ma scusa non puoi dimenticarmi White Queen (Queen II), in assoluto una delle mie preferite (secondo me meglio di The march of the black queen)...e nemmeno The Prophet's song (A night at the opera)...e se proprio dobbiamo prendere qualcosa dalla colonna sonora di Highlinder, be' io sceglierei Princes of the univers...ma vabbe' ognuno può scegliersi i queen che vuole...tutti noi, nelle memorie della nostra adolescenza, abbiamo qualche pezzo dei queen che ci rendiamo conto sappiamo ancora a memoria, che ha piantato in noi semi profondi....

paolo

p.s. sei a bologna in 'sto periodo? io sì anche se più o meno centomila ore a settimana sono rinchiuso in una villa in tanta malora fuori san vitale a imparare come si sbrodola su un giornale...a presto
utente anonimo

#4    24 Novembre 2005 - 20:59
 
sì vabbe' HighlAnder... d'accordo avete ragione...anche se HighlInder in fondo non suonava poi tanto male

paolo
utente anonimo

#5    24 Novembre 2005 - 21:53
 
Bell'elenco di grandi canzoni, anche se nn condivido alcuni commenti... ma io sono di parte (100% fan)... comunque io aggiungerei "the fairy feller master stroke" e "the millionaire waltz"...
ah, dimenticavo... per me il "live at wembley", per quanto possa avere una scaletta da greatest hits, e per quanto possa essere stato rimaneggiato in post-produzione, non è assolutamente una "prestazione mediocre"... cmq in assoluto per me il migliore live è il "live on fire at the bowl" registrato a milton keynes nel 1982...
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#6    25 Novembre 2005 - 00:24
 
Il criterio era una per disco. Altrimenti scrivevo comprati Queen II e facciamola finita. :-)

Sì, forse "mediocre" per Wembley è un po' ingeneroso. Ma rispetto a Live Killers non lo è. Del Fire at the Bowl ho un bootleg. E' vero, bel concerto. Staying Power in quella versione fa paura!

E... sì, forse Princes è più bella e varia di Gimme the Prize. Però a quel punto ci stava bene un po' di devastazione.

Le tutine di Freddie erano rock. Erano i gilet di John a essere lenti. :-)

a.
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#7    25 Novembre 2005 - 05:42
 
Oh, ma a te ti piacciono i Queen o Brian May? ;)

Corbezzoli, ora mi accorgo che ho lasciato a casa i 2 cd tutto (ma proprio TUTTO queen)...

Muuuuulooooooooooooooo!!!
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#8    25 Novembre 2005 - 10:13
 
sono passati quei 15 anni da quando ho scoperto in un'estate quasi tutta la discografia, li ho scoperti seriamente dopo che lui è morto e me ne sono innamorata da subito arrivando a consumare -letteralmente- anche la vhs di live at wembley. tra le outsiders rispetto alle greatest hits aggiungerei anche "in the lap of the gods" (sheer heart attack), "las palabras de amor" (hot space) e "one year of love" (highlander, ma qui sono un filino di parte che non c'è una canzone in tutto questo album che non adoro :D)
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#9    25 Novembre 2005 - 11:21
 
Io invece sono un po' ambivalente nei confronti dei Queen, mi piacciono ma senza farmi impazzire. Proverò ad ascoltare i pezzi che hai segnalato
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#10    25 Novembre 2005 - 11:59
 
beh, non erano solo i gilet di john ad essere lenti... anche i suoi orribili pantaloncini che si ostinava a mettere nei tour 1984 e 1986...
cmq, in effetti, hai ragione.. mettendo una canzone per disco, bisogna per forza lasciarne qlkuna fuori...
Però.. hai dimenticato la colonna sonora di "Flash gordon"... io per quel disco metterei la strumentale "Football fight".. una struttura musicale assurda, al di fuori del sound classico dei queen, ma veramente bella!!!
Se non hai quel disco ti consiglio di procurartelo.. le canzoni cantate sono solo due, ma è una colonna sonora veramente geniale!!!
Redspecial86
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#11    25 Novembre 2005 - 12:45
 
Torgul: brian may era i queen. E' un piccolo segreto che in pochi sappiamo... O forse la mia è una visione chitarrocentrica del mondo.

Rnrsuicide: flash l'ho dimenticato perché è l'unico che ho solo in cassetta. Ma avrei detto anch'io football fight!

Marika: (chi si rivede!) da hot space l'altra che segnalerei è "Life is real", dedicata a Lennon e sinistramente lennoniana.

Todo: prova, prova. Considera che i queen migliori sono quelli degli anni settanta (IMHO). "Live Killers" può essere una buona base da cui partire
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#12    25 Novembre 2005 - 14:28
 
gran bella visione chitarrocentrica! ;)
pure per me may è i queen, keith è gli stones, angus è gliAc/Dc etc etc etc...
ma ovviamente, sia io che te, sappiamo che non è proprio così.. siamo noi che siamo malati! ;)
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#13    25 Novembre 2005 - 15:11
 
Keith è il rock.
Assieme a Lemmy.

a.
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#14    25 Novembre 2005 - 16:25
 
Red e Scott: ovviamente è la visione distorta del mondo che hanno i chitarristi, e in special modo i chitarristi hard rock (il che non vuol dire che suonino hard rock, per es. il nostro chitarrista è hard anche se facciamo prog).
Btw, sono d'accordo che ACDC=Angus e RS=Keith, anche perchè la voce non era sto granchè (yo, neanche Jagger).
Ma i Queen erano e sono Freddy, portate pazienza.
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#15    25 Novembre 2005 - 21:48
 
mario: seriamente, secondo me molto di quello che noi riteniamo "tipicamente queen" è frutto della mente di May, a livello di arrangiamenti, armonie, ecc ecc.
Poi certo, se non avesse mai incontrato Mercury non sarebbe mai andato da nessuna parte, però mi sembra che (almeno in studio) gran parte del merito sia suo. Tanto che sia Freddie che Roger nei loro dischi solisti si sono avvalsi di chitarristi-clone...

Poi sei perdonato perché sei un cantante e almeno non continui a picchiettare qua e là mentre uno cerca di accordarsi... :-)

a.
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#16    26 Novembre 2005 - 01:02
 
scott: ci sono, ci sono sempre... che poi non commenti è un altro paio di maniche :)
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#17    26 Novembre 2005 - 21:31
 
che bello questo post sui Queen!!!
io sono una queeniana da sempre, e sì, sono d'accordo, i migliori queen sono quelli deglia nni '70, fino a a day at races o, se proprio ci vogliamo allargare, fino a Jazz.

personalmente, Queen II e Sheer heart attack sono i miei preferiti... e a tal proposito: i queen erano perlopiù may/mercury al 50% per uno, con rare (grazie a dio) incursioni di deacon e taylor. Queen II per esempio è esplicitamente lato A May e lato B Mercury...
però nella discografia manca una chicca: Queen in Nuce, con qualche cover fantastica dei beach boys ed una stupenda Polar Bear con ancora Tim Staffell alla voce... masetrizzato da schifo (sono tutte registrazioni a dir poco primitive) ma bello davvero...
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#18    27 Novembre 2005 - 11:32
 
Davvero, Ale sceglie bene gli argomenti dei post!
Anche per me i Queen sono stati un gran punto di riferimento, Mercury è tuttora uno dei miei riferimenti come voce "rock". Quando morì ricordo che fulminai con lo sguardo un collega di università (eh, son vecchio), un coglione che commentava ironicamente -secondo lui- l'avvenimento.
RadHe: non ho dimenticato i Tagli, eh. Tanto si può ancora intervenire anche sugli arretrati, no?
=)
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#19    28 Novembre 2005 - 13:36
 
certo che si può! sono lì apposta!
ma ricordati anche di mandarmi il curriculum...
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#20    29 Novembre 2005 - 17:24
 
:-)
I queen sono sempre un bestseller. Vero. Ho dimenticato In Nuce, con i brani degli Smile. Polar bear effettivamente è molto carina. La cover dei BB è "I can hear music", per la cronaca.
a.
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#21    04 Dicembre 2007 - 18:10
 
E come la collochiamo la misteriosa New York, New York di cui si sente solo qualche secondo in Highlander?
Cosa aspettano a editarla, sti stronzi, invece di fare la nuova canzone per il 64446 (o 46664, non ricordo) che fa cacare?
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#22    04 Dicembre 2007 - 18:55
 
La canzone di 46664 dà nuovi (nemmeno tanto eccitanti) significati al termine "merda". Anche se, certo, quando entra Brian May con il suono degli dei e la bordata di distorsione fa un massaggio drenante alla trippa di roger taylor (john deacon non si è ritirato: se l'è mangiato lui, che per altro parla come tremonti) è un bel momento. Però nel complesso...
Di new york ho il demo che c'è sulla solo collection di freddie, interessa?
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#23    04 Dicembre 2007 - 21:18
 
Celo, grassie. :)

Però quell'acuto del film, non c'è mica in giro... Cacchio!

E per Natale, voglio ben sperare che verrai a Genova, no?
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#24    18 Marzo 2008 - 19:40
 
non tralascerei the fairy fellers master stroke e yoo and i
utente anonimo

#25    02 Ottobre 2008 - 16:42
 
Non potevi fare questo post qualcosa tipo ieri, invece di 3 anni fa? Mi sarei sentita meno idiota ad avere la compulsione di commentare entusiasta...

Adoro leggere cose sui Queen da gente che sa dire qualcosa che vada oltre ai classici freddieeraungrande e commenti da greatest hits.

Già mi fa sorridere pensare che qualche altra anima conosca tutti i loro album + smile, larry lurex etc .. il resto è tutto grasso che cola (e a proposito: Roger è davvero diventato un trippone? Ahi che mestizia, il mio feticcio erotico del 1994...)
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#26    22 Novembre 2009 - 22:37
 
Ciao ragazzi , io non sono un musicista, solo un consumatore che da un anno, da quando ho scoperto i queen non ascolta altro.
Belle le canzoni citate nel post originario, tra l'altro a mè quasi totalmente sconosciute. Ascoltandole ho potuto capire la complessità e la ricerca in questi prodotti d.o.p. Mi rendo conto che in altre canzoni l'innovazione e la ricerca siano state trascurate, forse per demotivazione o per il successo che ha annebbiato gli aniome dei nostri amati queen.
Io adoro Freddie non solo per il suono della sua voce, ma per quello che ha dimostrato di saper raccontre nell'arco della sua carriera, stati d'animo, sensazioni, vissuto. Insomma, una tempesta di sentimenti. Ma mi ha distrutto la lettura del post che afferma che live at wembley sia stato ritoccato parecchio...Quindi chiedo ai più esperti se effettivamente Freddie fosse un buon cantante o meno. Quindi?
utente anonimo

#27    28 Novembre 2009 - 20:21
 
Ciao, vedo solo ora il commento.

Ritoccare i live è più o meno normale (in alcuni casi si raggiungono livelli di virtuosismo anche in questo, come ha fatto Jimmy Page che nel live di qualche anno fa dei led zeppelin ha messo insieme, all'interno delle singole canzoni, performance prese da diverse serate). Al di là del fatto che, essendo umano, anche Mercury poteva incappare in errori o stanchezza, resta comunque un gigante – basta vedere un po' di esibizioni live, specie quelle degli anni settanta, su youtube per rendersene conto)
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