C'è una logica perversa, nella mentalità ultras. Che noi che non viviamo la cccurva non possiamo capire e che blablablablablabla.
Perché l'idea è questa: tu, quando vai in trasferta, specie se vai nelle città "nemiche", devi dimostrare che non c'hai paura. E quindi, per dire, arrivarci sfasciando un treno è un buon biglietto da visita.
Al contrario, tu padrone di casa devi dimostrare che c'hai le palle. Che quella è la tua città. Che i primi puzzoni venuti da fuori non possono permettersi di farsi i cazzi loro. Sbirri o non sbirri (che poi spesso e volentieri passano il segno pure loro, ma questo è un altro discorso).
Domenica, proibita la trasferta a Genova ai tifosi del Milan, che affronta il Genoa.
Tra le tifoserie di Genoa e Milan non corre buon sangue da, mi pare di aver capito, l'inizio degli anni '80.
Nel 1995, il 29 gennaio, prima della partita, un ultras genoano, Vincenzo Spagnolo, venne accoltellato da un giovane omologo rossonero.
Andare a spulciare i vecchi articoli di giornale è interessante perché permette di capire la dinamica della cosa.
L'antefatto è che ci sono delle ruggini. L'ultima volta che il Genoa era andato a giocare a Milano, un "tifoso" milanista si era preso una coltellata.
Qualcuno organizza una rivincita.
Con trappolone.
Avvicinandosi allo stadio, un gruppetto di questi di Milano prende a male parole un gruppetto di locali e poi se la dà a gambe. Quegli altri li inseguono. Girano l'angolo e, come nel più banale dei film, si trovano davanti a un po' di gente che li aspetta. Non esattamente per chiedere dove fanno la focaccia buona.
Ora. Un qualunque essere umano se la sarebbe data a gambe.
Ma sei un ultras.
Non puoi. Perché poi sarebbe un episodio rinfacciato in secula seculorum.
E allora ti meni.
Ma sfiga vuole che dall'altra parte ci sia in mezzo uno sfigato al suo battesimo del fuoco. Con un coltello. Che, com'è come non'è spacca il cuore al Vincenzo Spagnolo.
Quando il cretino con la cintura incontra il cretino con il coltello, beh, è facile immaginare che cosa possa succedere.
Però sarebbe ingiusto [ops, avevo scritto "giusto". Bel lapsus] criminalizzare, emarginare questi baldi giovani. Così carichi di ardore combattivo, di malinteso senso dell'onore.
Piuttosto, organizziamo delle trasferte di squadre italiane. In Afghanistan. Contro l'Atletico Kandahar. La cui tifoseria mi piace immaginare composta di gentiluomini che non vedono l'ora di mostrare a questi coglioni che ogni domenica godono nell'immaginarsi grandi guerrieri un paio di trucchetti.



